LA FAMIGLIA VACCESE

Ci presentiamo... Il Ristorante Trattoria VACCESE propone, piatti della cucina tradizionale Veneta. Si possono gustare i sapori originari di un’arte culinaria che si tramanda di padre in figlio, rispettando le antiche ricette pur introducendo piatti innovativi e sfiziosi che ben si adattano a tutti i tipi di palato. Nel locale verrete accolti dal padrone di casa Renzo che coadiuvato dal figlio Roberto, Vi accompagneranno al Vostro tavolo che potrete tranquillamente prenotare da casa o con una telefonata oppure inviandoci una e-mail. In cucina Giuliana, moglie di Renzo, Vi preparerà con cura e passione, pietanze gustose, delicate, avendo però un occhio di riguardo ai condimenti e metodi di cottura con ridotti contenuti di grassi.

Bigoli Radicchio Treviso e Tastasale Bigoli Radicchio Treviso e Tastasale
Risotto al Franciacorta Risotto al Franciacorta
Crostini Bacalà Mantecato Crostini Bacalà Mantecato
Tagliata all'Aceto Balsamico Tagliata all'Aceto Balsamico

LA NOSTRA STORIA

La Trattoria VACCESE ha una storia molto antica ed importante. L’inizio di questa attività si può infatti far risalire alla fine del 1800, quando il bisnonno Natale intraprese questa fantastica avventura che tutt'ora viene seguita con passione e tenacia. Natale era capo maestranze di un gruppetto di operai addetti al consolidamento degli argini del fiume Bacchiglione nel tratto Padova-Vicenza. Durante appunto, questo periodo, il bisnonno riuscì a carpire dagli operai (di origine vicentina) e dalle massaie vicentine, alcune ricette tradizionali. Tra queste, le ricette per la preparazione del Baccalà. Essendo tempi difficili e dovendo anche sfamare numerosi figli e nipoti, il bisnonno Natale, decise di avviare l’attività “dell’Antica Osteria VACCESE”. I piatti erano decisamente semplici e poveri ma sicuramente i sapori di una volta risultano ancora essere ricercati ed apprezzati. Agli inizi del ‘900, Natale tramandò attività e pietanze, al figlio Augusto ed alla moglie Olga, che ampliarono i locali ed introdussero altre vivande. La cittadina Saccolongo (sede dell’allora ed attuale trattoria), attraversata dalla Strada Provinciale che collega la provincia di Padova con Vicenza, risultava essere un’ideale zona di riposo per coloro che trasportavano mercanzie. A quel tempo, i conducenti dei carri trainati da animali, facevano volentieri sosta e gustavano con piacere: Pasta e Fagioli, Bigoli al Torchio, Carne ai Ferri e buon vino locale. Successivamente il nonno Augusto fu colpito da una malattia e decise di affidare il locale al figlio Renzo, attuale gestore che con grande sentimento intraprese un lungo percorso che giunge fino ai giorni nostri. Durante questo passaggio di consegne, il nonno Augusto riuscì a tramandare le antiche ricette all’attuale cuoca Giuliana Amalia, moglie di Renzo, che tutt’ora confeziona con le proprie mani con arte e semplicità. SEGUE….

La nostra Specialità

La preparazione

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La materia prima

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Il Trittico di Bacalà

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Prima Scelta

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Ingresso nella Confraternita

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Storia e Tradizione

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Valori Nutrizionali

Il baccalà è un cibo sostanzioso, ricco di proteine, di sali minerali, (fosforo,calcio, iodio e ferro), con pochi grassi e calorie. Per questo il baccalà è indicato nelle diete ipocaloriche se consumato al naturale ad esempio nella versione “in insalata”. Il baccalà è anche adatto a realizzare un piano alimentare equilibrato per chi non necessita di particolari restrizioni caloriche o per lo sportivo che ricerca un alimento dall'alto contenuto proteico. Il baccalà ha pochi grassi e quelli che ha sono anche molto utili. Si tratta dei famosi OMEGA3, preziosi acidi grassi polinsaturi che aiutano a controllare la pressione sanguigna e ostacolano l'accumulo di sostanze grasse nelle arterie (addirittura contribuiscono ad abbassare il tasso del colesterolo nel sangue). I valori forniti di seguito si riferiscono a 100 gr. di baccalà già ammollato: Carboidrati: 0 ; proteine: 21,6 ; grassi: 1; acqua: 76; calorie: 95

 

Origine del nome baccalà

Avete mai assaggiato il gadus morhua, pesce della famiglia dei Gadidi, ordine dei Teleostei, sottordine degli Anacantini?

Non affrettatevi a dire no, in quanto è quasi certo che lo avete mangiato più di una volta, perché dietro questo nome complicato si nasconde il comunissimo merluzzo.

Appena pescato si presenta verdastro, con delle macchiette gialle sul dorso e una linea laterale bianca lungo tutto il corpo ed il ventre è bruno; ha una lunghezza che può arrivare fino al metro e mezzo ed un peso di 50 kg.

Se viene subito pulito, messo in un barile e coperto di sale, è chiamato baccalà dalla parola fiamminga kabeljaw, che vuol dire bastone di pesce. Il sale serve per tirar fuori dalle sue cellule l’acqua: quindi per essiccarlo, allo scopo di conservarlo a lungo. Il baccalà è insomma il merluzzo pulito, diliscato, salato e imbarilato.

Se invece, dopo la pesca, il merluzzo viene lasciato ad essiccare all’aria fredda, diventa stoccafisso: da stock, legno, e fish, pesce; chiamato così poiché, per la sua durezza, ricorda un bastone di legno. Qualcuno sostiene che la parola provenga dal norvegese Stockfish: pesce da stoccare: da immagazzinare. Lo specchio di mare più ricco di merluzzi è il cosiddetto “Grand Bank”: una piattaforma continentale di ben 3.500 kmq. situata nell’Atlantico Settentrionale, al largo di Terranova e delle coste del Labrador. In quelle acque poco profonde la tiepida corrente del golfo si incontra con l’acqua fredda del Labrador, dando vita a una splendida piscina particolarmente gradita ad alcune specie di pesci di cui i merluzzi sono ghiotti. Di questo giacimento di merluzzi diede notizia per primo il grande navigatore Giovanni Caboto, che nel 1497, cercando una rotta più settentrionale di quella seguita da Colombo, ci finì proprio in mezzo. La pesca indiscriminata di merluzzi che si è fatta per secoli, ha oggi provocato un tale assottigliamento dei banchi di pesce, da spingere da qualche anno i canadesi a vietare la pesca nelle proprie acque. Nel Mediterraneo si pesca invece il nasello: una varietà di merluzzo meno pregiata, che non ha mai l’onore di diventare baccalà, e neppure stoccafisso: si mangia fresco, o congelato.

Il merluzzo è economico, abbondante (ogni femmina depone tre milioni di uova per volta!), nutriente, dieteticamente prezioso (i pochi grassi che ha sono grassi insaturi), non deperibile, facilmente trasportabile.

In Norvegia, patria dei Vichinghi inventori dello stoccafisso, la testa del merluzzo viene bollita. Anche da quelle parti, i genitori sanno che per i loro figli le lingue sono importanti: è per questo che affidano a loro il recupero della lingua dei merluzzi, sempre che abbiano finito i compiti. La lingua è infatti considerata una vera ghiottoneria, mentre le guance vengono fritte in pastella. Le uova di merluzzo, lessate nella loro sacca, si mangiano affettate: il fegato, cotto in salsa. L’olio di fegato di merluzzo lo si prende perché contiene molte vitamine. Lo stomaco del merluzzo viene spedito in Giappone: là ci infilano dentro degli altri pesci, e poi lo usano per il sushi. Pochi sanno che lo stomaco del merluzzo viene cucinato anche in Calabria e in Sicilia. In Islanda, del merluzzo non buttavano via neppure la pelle: sostituiva il pane, che a quelle latitudini, non potendosi coltivare cereali. Fritta o arrostita, e spalmata di burro, la pelle del merluzzo era la merenda preferita dei bambini islandesi. Conciata come il cuoio, la pelle veniva usata pure per confezionare borse. L’intestino macinato del merluzzo viene dato in pasto ai salmoni d’allevamento. Oggi il merluzzo è l’ingrediente base per il famoso “fish and chips”, che ancora si consuma in Inghilterra, per i fishburgers e per i bastoncini di pesce, per i quali spesso viene impiegato il merlano o eglefino, un merluzzo dell’Oceano Pacifico: una varietà meno pregiata rispetto al gadus morhua proveniente dall’Atlantico.